No Plastic Bag Day: il 12 settembre sensibilizza all’eccessivo utilizzo di plastica

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Il 12 settembre si celebra il No Palstic Bag Day, la giornata mondiale senza sacchetti di plastica. 

Istituita nel 2009 da The Marine Conservation Society, la giornata mira a sensibilizzare i cittadini sui danni provocati dalla dispersione della plastica, incentivando l’utilizzo di materiali alternativi – in particolar modo per quanto riguarda le plastic bag

Secondo i dati diffusi dall’Unione Europea, in Europa ogni anno vengono prodotte più di 100 miliardi di borse di plastica, le quali generano circa 25 milioni di tonnellate di rifiuti. Meno del 30% di queste viene però raccolto e riciclato, finendo in buona parte in discarica dopo un ciclo di vita molto breve – si stima, infatti, che l’utilizzo medio di un sacchetto di plastica sia di circa 12 minuti, al termine del quale viene buttato via. In compenso, gran parte dei sacchetti continua a esistere e, se non biodegradabili, possono impiegare più di 30 anni prima di decomporsi. 

Da sottolineare in questa giornata è la gravità dei danni che questo processo può causare: secondo il WWF, ogni anno 150 milioni di tonnellate di plastica vengono disperse negli oceani. Il mediterraneo conta 570 mila tonnellate – ovvero più di 30 mila sacchetti di plastica buttati in mare ogni minuto. 

Questo ha un impatto non solo sull’ambiente, ma anche sul suo ecosistema e sulla salute dei suoi abitanti. Si stima infatti che l’ingestione di plastiche sia stata accertata in più di mille specie animali, risalendo tutti i gradini della catena alimentare: partendo dagli invertebrati fino ai predatori, incluso l’uomo. 

La giornata mira quindi a cambiare il trend dei consumi, ponendo un accento sulla necessità di abbandonare la plastica per soluzioni maggiormente sostenibili e, di conseguenza, più sane per la nostra salute.  

Come poter fare? La soluzione più semplice è quella di abbandonare i sacchetti di plastica monouso, prediligendo quelli riutilizzabili di stoffa o compostabili. 

Ma questo non basta. Ecco per questo alcuni consigli per iniziare ad adottare buone abitudini: 

  • Riutilizza i sacchetti di plastica: non gettarli, ma usali come contenitori per il riciclo; 
  • Preferisci cibo fresco a quello confezionato in buste di plastica;
  • Preferisci il vetro: è un materiale più sostenibile rispetto alla plastica e facilmente sterilizzabile; 
  • Durante le tue passeggiate non buttare bottiglie e involucri di plastica dove capita, ma utilizza gli appositi bidoni; 
  • Anche durante il No Plastic Bag Day non dimenticare di utilizzare materiale compostabile, borracce di alluminio al posto delle bottigliette e ricicla tutto il riciclabile; 
  • Partecipa alle iniziative locali di raccolta della plastica in spiaggia, campagna e nelle città. 

Ricorda: ogni tua azione può aiutare a salvare l’ambiente. 

Earth Overshoot Day 2022: il 28 luglio si esauriscono le risorse rinnovabili dell’intero anno 

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Oggi è l’Earth Overshoot Day, la data che segna l’esaurimento di tutte le risorse naturali che il pianeta è capace di rigenerare in un anno

Questa viene calcolata ogni anno dal Global Footprint Network utilizzando i dati di ogni paese e i conti delle loro biocapacità. La data cambia continuamente, anticipandosi di anno in anno. 
Il primo Overshoot Day si registrò il 10 dicembre 1972. Da allora, la popolazione è cresciuta del 121%, aumentando la sua impronta ecologica di circa il 60%. E infatti, il 2022 registra il più grande deficit di sempre, cadendo un giorno in ritardo rispetto al 2021 e portando a 19 anni il debito ecologico globale di rigenerazione del pianeta. 

Che cosa accade con l’Earth Overshoot Day? 

Il nostro pianeta produce differenti risorse biologiche in grado di rigenerarsi autonomamente. Queste, però, non sono illimitate e il loro sfruttamento rischia di creare gravi deficit, tali da provocare una sofferenza e una carenza di risorse a livello mondiale. Questa insufficienza conduce inevitabilmente all’Overshoot Day, giorno in cui l’intera popolazione mondiale inizia ad utilizzare risorse non rinnovabili per il resto dell’anno, attingendo quindi al consumo destinato al 2023

Con risorse non rinnovabili intendiamo tutto ciò che fa capo al “capitale naturale”, come suoli, foreste, falde acquifere, acqua dolce, zone umide, seminativi, minerali e combustibili fossili. Per poter rigenerare tutte queste ed i loro servizi ecosistemici sarebbe necessaria la biocapacità di 1,75 Terre e tale cifra dovrebbe salire a due Terre entro il 2030. 

Inoltre, dobbiamo considerare che non tutti i paesi versano nelle stesse condizioni. Il Global Footprint Network rende noto ogni anno, oltre al dato globale, anche il debito ecologico delle singole nazioni. L’Italia ha segnato in rosso la data del 15 maggio e, secondo i calcoli del National footprint and biocapacity accounts, avremmo bisogno di 5,3 Italie per poter pareggiare il nostro debito ecologico. Quelli italiani rappresentano i dati più alti in termini di sfruttamento delle risorse: siamo infatti secondi solo al Giappone. 

Esiste una soluzione? 

Da anni esperti e scienziati vagliano soluzioni sostenibili per il Pianeta, ma c’è una verità che non possiamo ignorare: siamo ospiti della Terra e solo nuove politiche di sviluppo e buone pratiche applicate da tutta la popolazione possono salvare le risorse naturali e far nascere un nuovo sistema di sviluppo basato sulla sostenibilità e la rigenerazione. 

Il Global Footprint Network ha calcolato e, successivamente, proposto una serie di soluzioni che contribuirebbero a rallentare il l’Overshoot Day: 

  • Rimboschire 350 milioni di ettari di foresta, intervenendo nella tutela e conservazione degli spazi selvaggi, ripristinando ecosistemi e contribuendo all’agricoltura rigenerativa, questo anticiperebbe la data di 8 giorni
  • Ridurre del 50% l’utilizzo dell’auto, farebbe regredire di almeno 13 giorni
  • Il cibo da solo occupa oggi il 55% della biocapacità della Terra. Se il consumo mondiale di carne fosse ridotto del 50% e queste calorie fossero sostituite da una dieta vegetariana, il giorno sarebbe spostato di 17 giorni, mentre ne sposteremmo 13 dimezzando gli sprechi alimentari nel mondo; 
  • Efficientare le reti elettriche farebbe arretrare l’Earth Overshoot Day di 21 giorni, mentre alimentarci prevalentemente da fonti di energia pulite lo ritarderebbe di ben 93 giorni, ovvero più di tre mesi. 

“Storia di Acqua”: il cortometraggio di Luca Pagliari per sensibilizzare sull’importanza della risorsa idrica

“Storie di Acqua” è un documentario nato per raccontare cosa si celi dietro al ciclo dell’acqua, una risorsa tanto preziosa quanto vulnerabile.

L’idea nasce da Luca Pagliari, giornalista e scrittore, che durante un viaggio tra le fonti del territorio italiano, ha realizzato un cortometraggio sulla risorsa idrica e sull’importanza che essa ha per il bene del pianeta e dei suoi abitanti.

La trama si articola tra i racconti di persone che ogni giorno sono a contatto con questo elemento, testimonianze che cercano di sensibilizzare il pubblico sul tema dell’acqua e sulla difesa dell’ecosistema ad essa circostante.

Il progetto è stato abbracciato dal Gruppo Sanpellegrino, da sempre impegnato nella tutela idrica e delle fonti d’acqua minerale. Per questo motivo, il Gruppo ha permesso a Pagliari di visitare le sue fonti (Levissima, Nestlé e Acqua Panna) dal cuore delle Alpi Retiche, passando per il Mugello, fino a S.Stefano in Quisquina in Sicilia.

Le tappe vissute da Pagliari, riproposte in video suggestivi, portano alla luce un fatto noto ma spesso sottovalutato: l’acqua è una risorsa rinnovabile ma non infinita e la sua tutela dovrebbe essere, oggi più che mai, un fattore centrale nella vita di ogni cittadino.

Il cortometraggio è online sulle piattaforme web del Gruppo Sanpellegrino: clicca qua per vederlo.

Fonte: Sanpellegrino-corporate.it

Questione ambientale e nuove generazioni: la sfida di “Zhero” per avvicinare i più piccoli al mondo della sostenibilità

Conoscere la macchina della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente è diventato di primaria importanza non solo per gli adulti, ma anche per i più piccoli.

Con questo intento nasce il libro “Zhero – il segreto dell’Acqua” di Marco Laverà, amministratore di Snam – società specializzata in infrastrutture energetiche tra le più rinomate al mondo.

La trama di Zhero prende vita nella città dell’acqua per antonomasia: Venezia. Qua, tre brillanti ragazzini si troveranno a dover affrontare una corsa contro il tempo per salvare un importante luminare della fisica, nonché loro amico, scomparso in circostanze misteriose. Il futuro dell’umanità potrebbe essere riposto proprio nell’ultima invenzione del professore, una macchina per produrre energia verde proprio partendo dall’acqua. Tocca quindi ai razzi raccogliere l’eredità del luminare ed impedire che il buio cali sulla terra.

Attraverso questo viaggio tra le pagine di Zhero, che oggi si sono trasformate anche in parole grazie al podcast disponibile su tutte le piattaforme di ascolto (Spotify, Spreaker, Google Podcast, Apple Podcast), il pubblico più giovane potrà riflettere sulla transizione energetica e conoscere i vantaggi ambientali dell’idrogeno verde prodotto dalle elettrolisi dell’acqua. Il che potrebbe tradursi anche nell’incoraggiamento dei ragazzi ad approfondire le materie scientifiche e ad appassionarsi al mondo della sostenibilità e dell’innovazione.

Chasing Ice: un viaggio tra i ghiacciai per documentare il cambiamento climatico

Chasing Ice: un documentario diretto da Jeff Orlowski, presentato nel 2012 e disponibile oggi su Netflix con l’intento di mostrare in modo tangibile come i cambiamenti climatici stiano agendo sul nostro pianeta. 

La storia del lungometraggio ha inizio nel 2005, quando ad uno dei protagonisti del documentario, il noto fotografo ambientalista James Balog, venne richiesto dalla National Geographic di dirigersi al Circolo Polare Artico per monitorare i danni afflitti ai ghiacciai dal surriscaldamento globale.

Sebbene scettico, nella primavera del 2005 Balog si dirige alla scoperta dell’Artico accompagnato da altri colleghi, tra cui  Svavar Jonatansson, Adam LeWinter, Louie Psihoyos e lo stesso Orlowski.
Grazie a loro la storia prende vita dando una prova diretta ed innegabile dei cambiamenti sul nostro pianeta: attraverso videocamere time – lapse posizionate in diverse aree del Circolo Polare, i fotografi hanno catturato numerosi immagini di ghiacciai in movimento che scompaiono ad un ritmo impressionante.

Questo ricorda allo spettatore che i ghiacciai artici rappresentano una risorsa unica nel suo genere: essendo la più grande riserva di acqua dolce del pianeta, questi si traducano in un elemento chiave per la nostra sopravvivenza.

Lo scioglimento degli stessi può però provocare un pericolo non solo per l’essere umano: l’impatto che ha sulla vita degli esseri viventi e del nostro pianeta in generale può portare a dei danni irrevocabili.

Con la dispersione di grosse quantità di acque dolci nei nostri oceani si può infatti andare incontro ad uno sconvolgimento dell’habitat di molte specie marine, fatto che contribuirà alla loro estinzione.
Tra i danni più feroci anche l’impatto dell’innalzamento del livello dei mari, con la conseguente comparsa di eventi metereologici catastrofici come le inondazioni e, in casi estremi, la scomparsa di interi paesi.

Chasing Ice, il quale ha ricevuto anche una candidatura per il premio Oscar, toccherà quindi in maniera profonda un mondo lontano e di cui spesso non si ha consapevolezza, dando modo di riflette e di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle proprie scelte. Se, infatti, il discioglimento del ghiaccio monitorato oggi riguarda i cambiamenti di temperatura avvenuti anni fa, dobbiamo agire subito e più in fretta per poter garantire un futuro al pianeta.