Dopo la proposta di Acqualatina per un aumento di capitale da 30 milioni di euro, l’Egato 4 ha scelto di convocare i sindaci per chiarire le implicazioni negative dell’operazione e aprire un confronto serrato sul futuro della gestione idrica.
L’intervista al Presidente Gerardo Stefanelli.
Presidente, partiamo dall’attualità. Davanti alla richiesta di aumento di capitale di Acqualatina, lei ha scelto di convocare i sindaci dell’ATO 4. Qual è stato il tema di discussione?
A luglio Acqualatina ha convocato un’Assemblea dei soci per il prossimo 17 settembre chiedendo di fatto un aumento di capitale pari a 30 milioni di euro. La richiesta, stando a quanto affermato da Acqualatina, scaturirebbe da presunte difficoltà di liquidità del gestore stesso e, conseguenza di ciò, dalla difficoltà di avere un accesso più ampio sul mercato dei fornitori. Infatti, Acqualatina ormai paga a 18 mesi e sono pochi i fornitori disposti a lavorare in questi termini e, quando lo sono, di certo non possono garantire alti standard di qualità.
Dalla sua spiegazione, mi pare di capire che per lei queste motivazioni non stanno in piedi.
Diciamo che le trovo deboli visto che proprio Acqualatina continua a procedere con affidamenti di diversi milioni di euro senza aprirsi realmente al mercato. Proprio su questo aspetto, come Egato 4, abbiamo aperto un’istruttoria.
Tornando all’aumento di capitale, qual è la sua posizione?
Lei investirebbe 30 milioni di euro in una società come Acqualatina che garantisce un ritorno in 25 anni, ma che di fatto tra 6 anni cesserà di esistere? Parliamo di una cifra importante che normalmente si associa a un’azienda in fase di avvio o di espansione, non a una realtà che si avvicina alla scadenza della concessione. Inoltre, il Codice civile prevede aumenti di capitale in situazioni specifiche, non perché un gestore dichiara genericamente di avere problemi di cassa. Non possiamo pensare di risolvere questioni strutturali con strumenti straordinari di finanza, senza affrontare le vere cause delle difficoltà.
Dicendo questo afferma che ci sono delle inefficienze nelle decisioni gestionali del Gestore.
Lo dico con cognizione di causa. C’è un paradosso evidente: Acqualatina nei suoi avvisi parla di difficoltà economiche, ma allo stesso tempo la relazione semestrale certifica oltre 40 milioni di utili accantonati nelle riserve e non distribuiti ai soci. Una società che ha queste disponibilità non può dichiarare di non avere liquidità, se non per effetto di scelte gestionali. A questo si aggiunge il problema dei crediti non riscossi, oltre 160 milioni, che appesantiscono i conti e limitano la capacità di onorare i pagamenti verso i fornitori. Sul fronte delle tariffe, ricordo che i sindaci hanno approvato un aumento che si ferma al 3,5% annuo fino al 2029: una decisione equilibrata che ci ha permesso di tutelare i cittadini contro gli incrementi ben più alti che erano stati proposti proprio da Acqualatina.
Un altro tema caldo dell’assemblea straordinaria di settembre sarà anche lo statuto di Acqualatina.
Il tema dello statuto di Acqualatina ritorna da anni, perché qualcuno immagina di poter rimettere mano all’equilibrio tra pubblico e privato. Ma la quota privata è stata affidata tramite gara pubblica: è un vincolo di legge e non può essere ridiscusso a piacimento. Se si provasse a cambiare quell’equilibrio, si entrerebbe in contrasto con principi di trasparenza e concorrenza.
Cosa si aspetta che accada nelle prossime settimane, in vista dell’assemblea del 17 settembre?
Mi aspetto un confronto chiaro e trasparente. Il nostro compito è rappresentare l’interesse dei cittadini e dei Comuni. Questa vicenda deve essere l’occasione per guardare avanti: l’acqua va gestita su scala più ampia e sono convinto che la prospettiva dell’ATO unico regionale sia l’unica strada percorribile. Serve responsabilità: i sindaci devono poter decidere in piena autonomia con piena consapevolezza dei rischi e delle conseguenze.