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Il cambiamento climatico sta trasformando il colore dei nostri mari: le acque diventano verdi

Acque verdi
Innovazione

Durante il mese di luglio, un fenomeno bizzarro si è verificato lungo le coste del golfo di Napoli: le acque sono diventate verdi. Dietro quello che potrebbe sembrare un evento a sé stante si nascondono, invece, cambiamenti che stanno toccando tutti i nostri oceani.

Ma cosa è avvenuto?

Acque verdi a Napoli: perché?

Quest’estate, lungo le coste tra Beverello e Mergellina, l’acqua ha improvvisamente tramutato il suo colore in verde. Il fenomeno, nella sua apparente stranezza, è in realtà destinato a manifestarsi ben più spesso di quanto potremmo immaginare.

Per spiegare l’evento, i tecnici dell’ARPAC (Agenzia Regionale Protezione Ambientale della Campania), recatisi sul luogo, hanno effettuato un’indagine chimica e biologica dell’acqua.

Dalle analisi è stato possibile escludere una contaminazione da Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, che aveva preoccupato le autorità circa i rischi per la salute.

È emersa, invece, la presenza significativa di una microalga non tossica appartenente al phylum Chlorophyta, classe Prasinophyceae, la cui fioritura spiegherebbe la colorazione verde dell’acqua.

A sua volta la proliferazione della microalga in maniera così cospicua e veloce trova le sue cause in una serie di fattori: dalla presenza di nutrienti come azoto e fosforo (caratteristica della zona), alla crescita delle temperature dei mari (superiore a 28°) fino alla concentrazione anomala di clorofilla nei primi strati superficiali delle acque marine.

Questa concentrazione eccessiva di clorofilla, che ha contribuito all’intorbidimento e alla colorazione intensa del mare, è a sua volta dovuta a un aumento della temperatura dell’aria, accompagnato all’intensità della radiazione solare, entrambi causati dall’alta pressione di origine africana che ha impedito il normale idrodinamismo del Golfo, rendendo le acque più stagnanti. Il cambiamento del colore dell’acqua non è però un fenomeno circoscritto al golfo di Napoli. Al contrario, sembra essere un evento di portata internazionale.

Un fenomeno globale: perché?

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature ha messo a confronto 20 anni di dati satellitari, dimostrando come il 56% degli oceani abbia, ad oggi, cambiato colore.

La causa rilevata è molto simile a ciò che le analisi dell’ARPAC hanno registrato a luglio sulle coste campane: una maggiore densità e distribuzione del plancton, microrganismi ricchi della già citata clorofilla, dovute a loro volta dal riscaldamento delle acque.

Il colore che solitamente associamo all’oceano è determinato dalla capacità delle molecole dell’acqua di assorbire tutte le tonalità eccetto il blu, per questo motivo se si creano delle barriere sulla superficie del mare, come nel caso del fitoplancton, il colore cambia.

Ad accompagnare questo evento, con il riscaldamento degli oceani, le correnti sempre più irregolari e le acque più stratificate, rendendo complesso per le zone calde e le zone fredde mescolarsi. Ciò implica, a sua volta, una maggiore proliferazione di quelle specie di fitoplancton che nei secoli si sono adattate alle acque calde e, in parallelo, la migrazione o l’estinzione di altre specie.

Ovviamente, accanto al riscaldamento generale delle acque, a influire sulla proliferazione del fitoplancton sono anche gli eventi naturali come El Niño (fenomeno climatico periodico che provoca il riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale tra dicembre e gennaio). Gli effetti a lungo termine di questa diffusione di plancton di dimensioni minori sono ancora difficili da individuare con certezza. Ciò che però sappiamo è che, diminuendo le dimensioni delle alghe, diminuirà anche l’efficacia dell’oceano nell’assorbire le emissioni globali di carbonio.

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